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Tempo di lettura: 3 minuti

Dalla nostra community: Mariangela Mandia

Fulmine 15/17

Fulmine, molto più di un nome.

Il cavallo delle mie lezioni di equitazione.

Decisi di farmi un dono per il mio compleanno a Dicembre: lezione di equitazione.

Dopo una lunga ricerca, trovai la scuderia che più somigliava al mio sogno di bambina, al mio ideale di amazzone.

Un luogo speciale, dove – nel 1991 – una donna, la Baronessa, ospitò nella sua tenuta i Concorsi nazionali di Gran Premio Ippico di Formula 2.

La Baronessa, una figura sempre presente nei racconti di mia madre, che da piccoli ci portava in gita insieme ai miei fratelli, alla scoperta di emozioni, luoghi e persone. Persone degne di storia, di garbo, di cultura.

Nella terra del tempio di Hera, il campo.

E quella premessa, insieme alla segnalazione di un amico – figlio della Baronessa – mi spinse ad alzare il telefono e chiamare l’istruttore.

Ottima impressione, fisso la mia lezione.

Vado nel guardaroba, riprendo lo stile equestre da tempo nell’armadio. Lo indossai come si indossa una parte di sé. Armature Silenziose.

Insieme ci rechiamo, come una seconda pelle…aderente.

Bianco, ad accogliermi Fulmine.

Questa volta, nella favola non era il Principe ad avere il cavallo bianco ma una principessa con un forte impulso nel cuore.

Buona la prima, ritorno la seconda, dovevo onorare due anime.

Il mio legame, lo sentivo allineato con l’universo del Sagittario.

Siamo a Gennaio, decido di iscrivermi alla scuola di equitazione. Dalla danza, dove forza e delicatezza si esprimono in punta di piedi, passai al trotto, al galoppo.

Mi ritrovo a montare, dal portamento delle punte al comando dei talloni bassi.

In questo tuffo tra realtà, sogno ed emozione, oggi ho ritrovato la commozione per me stessa. La dolcezza, che senza volerlo avevo accantonato.

Cosa può donare una donna e il suo cavallo?

A me ha riavvolto il nastro, mi ha fatto ricordare come da bambina nella dimora di famiglia, uno spazio era dedicato ai cavalli.

E oggi, davanti alla mia scrivania, guardo con occhi nuovi la stampa appesa al muro: la Battaglia di Pastrengo, dove il cavallo bianco al centro racchiude in me oggi il disvelamento di donna, impegnata ma non impegnativa.

Armonia, grazia, bellezza.

Durante un’esercitazione al passo, il mio istruttore – così diverso da me nel suo approccio tecnico – mi disse:
“Ascolto incantato il tuo filosofare.”

Un sentire comune, come quello che ha con i suoi cavalli.

Scrivo, come voler lasciare un profumo, lo stesso della mia torta alle mele e cannella, in cui l’accoglienza diventa gratitudine.

Siamo in campo. Condividiamo la vita.

Forti… andiamo.

Mariangela

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